Cliccate sul seguente link per scaricare il file PDF con tutte le info sull'evento:
Harmonica Workshop



Negli anni, per abitudine o pigrizia mentale, ho sempre privilegiato il suono del microfono diretto nell’amplificatore evitando il ricorso ad effetti particolari. Tuttavia, ho acquistato su Harp Elite un The Lone Wolf Harp Delay Pedal da usare sul mio Fender Bassman ‘59 Reissue dovendo suonare in formazioni diverse non sempre nell’ambito del Chicago Blues.
Il pedale, alimentato sia a batteria 9V che con il trasformatore, non compreso nel prezzo, possiede un interruttore centrale e tre potenziometri Delay, Blend e Repeats. E’ poco ingombrante, ma robusto. Purtroppo, al contrario dei pedali Boss, non vi è un accesso diretto alla batteria. Occorre munirsi di cacciavite a croce. Il mio consiglio è quello di togliere sempre la batteria da 9V nel caso in cui non si adoperi il pedale per diversi giorni.
Confesso che il primo impatto con l’Harp Delay è stato davvero frustrante. Non sapevo veramente come regolarlo. Notavo subito che occorreva modificare il mio personale settaggio dell’ampli. Per fortuna, sul sito Lone Wolf http://www.lwharpamps.com/delay.html esiste un video di Ryan Hartt che dà le necessarie istruzioni. In esso, vengono fornite tre regolazioni di base che cerco di riportare qui sotto:
Delay ore 4, Blend ore 2, Repeats ore 8 (Shuffle with Slap)
Delay ore10, Blend ore 5, Repeats ore 3 (Funky /tipo Chorus)
Delay ore 2, Blend ore 3, Repeats ore 5 (Slow Blues)
Con queste tre regolazioni di base ho cominciato a ottenere suoni a cui non ero più abituato. Belli, ma diversi. Le prime volte, mi sembrava di suonare con un SM58 Shure e di avere dei suoni molto simili ai dischi Vanguard anni ’60 (James Cotton, Charlie Musselwhite ma soprattutto Junior Wells).
Usare un delay vuole dire talvolta ottenere anche suoni più definiti, magari ottimi per la cromatica, ma meno congeniali per altre tipologie di brani. Ovviamente, di fronte ad un repertorio molto vario per generi e stili occorre variare di volta in volta la ripetizione del potenziometro centrale Repeats. Tuttavia, se ci si accontenta, si può ottenere una regolazione di base valida per tutta la durata del concerto. Il bello sta proprio nella capacità e nell’ intuizione di saper creare i suoni più adatti al tipo di brano, alle caratteristiche del locale o al contesto musicale.
I risultati migliori li ho ottenuti con un Green Bullet CR element. Le armoniche accordate più alte tipo in F, E o le Cromatiche, che spesso vengono penalizzate nel Bassman per maggiore carenza di frequenze acute, escono invece fortemente potenziate acquistando maggiore colore e sustain.
Ripeto, non sentitevi frustrati se al primo impatto il delay non fa i miracoli, occorre pazienza e voglia di sperimentare. In fondo, è un effetto che richiede la regolazione manuale. In automatico non funziona. Segnatevi le regolazioni migliori partendo da quelle di base fornite dal video e vedrete che, poco alla volta, si materializzerà nelle vostre orecchie un nuovo universo sonoro.
Voto 9/10
Andrea Scagliarini (Torino)
harmonica.king@tele2.it
www.myspace.com/roostercrowforday
Sono felice di segnalarvi finalmente la possibilità di acquistare i prestigiosi altoparlanti Weber qui in Italia.
Il prossimo 20 dicembre si terrà a Roma un Summit sull’armonica Blues, occasione che permetterà ad appassionati di questo strumento e a tutti gli amanti del Blues di incontrarsi, ascoltare musica, trovare e provare strumenti acustici, elettronici e accessori.
La serata proseguirà con il concerto dei Suitcase Brothers, venuti appositamente dalla Spagna per partecipare a questo evento. Si tratta di un duo Blues composto dai fratelli Victor e Pere Puertas. In particolare Victor, armonicista di talento, è stato scelto da Harp Elite per realizzare una serie di video Shot Camera Musicali dimostrativi sull’amplificatore The Honker; questi video verranno realizzati in uno studio professionale di Roma per ottenere un livello qualitativo elevato , e saranno poi messi in rete a disposizione degli appassionati.
Al link trovate la recensione dell’ultimo disco dei Suitcase Brothers, con la possibilità di ascoltare alcuni audio clip.
La serata proseguirà con una Jam Session a cui parteciperrano musicisti e armonicisti presenti in sala e a sorpresa ospiti speciali.
Infine ci sarà uno straordinario concerto Gospel con Mario Donatone.
Scrivetemi per richiedere ulteriori informazioni o per confermare la vostra presenza al Workshop.
|
|
BluexLab mic with National repro amp (tweed deluxe circuit) | BluexLab mic with Premier twin 8 amp |
BluexLab mic with Nouglian Harp Tone preamp | BluexLab mic with Kalamazoo model 2 amp |
Ho pensato di dedicare un articolo ad un microfono vintage ancora non molto diffuso tra gli armonicisti, ma che risulta sicuramente il miglior microfono per armonica come rapporto qualità-prezzo. Mi riferisco al microfono Electro-Voice 630. Premetto che ci sono anche altri modelli Electro-Voice usati da armonicsti, come ad esempio i modelli 605, 606, 638; il modello 630 è però,a mio giudizio, il migliore. Bisogna precisare che esistono diverse versioni di questo microfono vintage. Nel dettaglio esistono le seguenti versioni: 1) A bassa impedenza : E' riconoscibile dalla dicitura IMP 50 (impedenza 50 ohm). Non è utilizzabile con amplificatori per chitarra. 2) A media impedenza: E' riconoscibile dalla dicitura IMP 150 (impedenza 150 ohm). Anche questo non è molto indicato per essere utilizzato con amplificatori per chitarra; tuttavia può essere usato con amplificatori molto potenti o che vanno facilmente in larsen 3) Ad alta impedenza: E' riconoscibile dalla dicitura IMP HI-Z. 4)A doppia impedenza: E' il modello più recente, riconoscibile per avere la parte che circonda l'interruttore di colore bianco anziché nero. Può funzionare sia a bassa che ad alta impedenza, a seconda del cavo utilizzato. Questi ultimi due modelli sono quelli che danno i migliori risultati per un suono Chicago Style. Da notare che tutti i modelli EV 630 hanno un connettore a tre pin femmina, ad eccezione del modello a doppia impedenza che ha 4 pin; ciò rende molto difficile trovare un cavo adatto per questi microfoni. Una utile modifica che può essere fatta (da mani esperte) per ovviare a questo problema è quella della sostituzione del connettore con uno uguale a quello usato dall'Astatic JT-30 e da tanti altri microfoni vintage (come mostrato nell'immagine qui accanto). In uqesto modo è anche possibile usare altri accessori per microfoni che richiedono quel connettore. Per quanto riguarda il suono, che dire.... Potente, corposo e con molti bassi. E' anche abbastanza resistente al feedback e facilita la saturazione dell'ampli. Infine la forma lo rende molto maneggevole da tenere in mano con l'armonica; la presenza dell'interrutore on/off è poi un accessorio molto utile. Posso quindi concludere dicendo che questo microfono non ha nulla da invidiare ai più costosi Astatic JT-30 e Green Bullet vintage. Lo consiglio sia agli armonicisti più esigenti, sia a chi è alle prime armi con il suono amplificato, ma vuole partire subito con un microfono di grande qualità. Nel mio negozio online ne troverete sempre qualcuno in vendità. |
|
![]() | ![]() |
![]() | ![]() |










Come mi è capitato più volte di scrivere, non c'è nessun particolare segreto che si cela dietro il suono dei grandi maestri del Chicago style: semplicemente quel suono era dovuto al tipo di amplificatori e microfoni usati. Sicuramente tutti si saranno chiesti se è possibile oggi costruire un amplificatore che abbinato ad un microfono vintage possa permettere di ottenere lo stesso suono. Federico Di Mambro, ottimo armonicista e tecnico specializzato in amplificatori vintage, non si è limitato solo a porsi questa domanda, ma ha dedicato tanti anni alla studio e alla sperimentazione dell'amplificazione dell'armonica. Nel corso di questi anni si è reso conto che non è sufficiente copiare il circuito di un amplificatore vintage, così come fanno la maggior parte dei costruttori di boutique amps, per avere lo stesso suono: il risultato non sarà mai lo stesso perchè i componenti oggi disponibili sono molto diversi da quelli utilizzati una volta. Il segreto sta invece nel come questi componenti vengono assemblati insieme per ottenere il suono desiderato; lo studio e la riproduzione dei circuiti di amplificatori celebri per l'armonica può servire come base da cui partire, ma sono ben altre le qualità che un tecnico devi sviluppare se vuole creare un amplificatore che non sia una sterile copia dell'originale.
Ho avuto modo di ascoltare e provare l'ultima realizzazione di Federico, di cui riporto alcune foto, e posso affermare che è veramente riuscito nel suo intento di realizzare un amplificatore che riproduce il suono dell’armonica dei grandi maestri del Chicago Blues: un suono saturo e allo stesso tempo pastoso e rotondo; adatto anche ad altri generi musicali quando si desidera un suono caldo e aggressivo. Si tratta di un amplifcatore che è al 100% artigianale, frutto di tanti anni ricerca, guidati dall'amore per gli strumenti vintage, ma soprattutto dalla passione per l'armonica.
Nonostante le piccole dimensioni, che lo rendono comodissimo da trasportare, questo amplificatore sprigiona una potenza tale da poter essere utilizzato con una band al completo senza necessità di essere microfonato; ciò grazie al suo particolare circuito che elimina lo spinoso problema del larsen che affligge tanti armonicisti.
Il merito delle grosse qualità di questo amplificatore vanno, oltre che alla grande cura e passione con cui è stato realizzato, anche ai componenti di grande qualità di cui è composto, interamente cablati a mano con la tecnica ‘point to point’ su cartone dielettrico artigianale; a ciò si aggiunge l’utilizzo di trasformatori avvolti a mano e di valvole vintage ‘New Old Stock’ di grande qualità. Il cono è un Jensen da
Per maggiori informazioni contatte direttamente Federico.
Dopo questi primi articoli dedicati all'armonica amplificata voglio dedicare una piccola parentesi ad una persona che è stata per me e per tanti armonicisti italiani un grande punto di riferimento. Tale persona è Paolo Ganz, uno dei primi maestri riconosciuti di armonica blues in Italia. Credo che tante persone abbiano cominciato a suonare l'armonica blues, tanti anni fa, proprio grazie ai suoi metodi, nei quali, non solo ha saputo spiegare in maniera egregia le tecniche di base dello strumento, ma ha anche saputo trasmettere il significato del Blues. Ancora una volta Paolo torna a parlare di Blues, ma non con un metodo, bensì con un libro di racconti che descrivono il significato del blues attraverso storie vissute. Il libro si chiama 'Nel nome del Blues' ed è possibile contattare Paolo per maggiori informazioni. Concludo riportando una bellissima recensione del libro scritta da Bertrando Goio: |
"Descrivere una sensazione è difficile. Difficile è trovare le parole che esprimano uno stato d’animo, una cosa che, spesso, è impalpabile e inafferrabile perché appartiene alla sfera del pensiero. E il blues è una sensazione, e come tale quasi impossibile da esplicare. Il blues non è solo musica: il blues è un modo di pensare, di soffrire, di gioire, di provare dei sentimenti. Insomma il blues è la vita, e la musica è uno dei modi in cui il blues si manifesta, ma non è il solo: la musica esprime tutto ciò in ritmi, melodie e armonie; ma il blues si può vivere anche in altro modo, lo si può descrivere in altri modi, e uno di questi modi è la scrittura, e in particolare il racconto, che, come forma letteraria, meglio si confà al blues, che non è mai qualcosa di eccessivo, ridondante e voluminoso: il blues non può essere un romanzo. Il vero blues si manifesta in termini di essenzialità perché il blues si spiega con se stesso e non ha bisogno di fronzoli e decorazioni: un collo di bottiglia che scivola su una corda, un accordo soffiato su un armonica…
Ed è proprio quello che troviamo nei racconti di Paolo Ganz che, a fianco della sua consueta attività di armonicista, ha deciso di parlare del blues in altro modo: i suoi sono veri e propri pezzi blues in forma di racconto: e non il blues che noi tutti appassionati e innamorati immaginiamo nelle lontane terre del Mississippi o nei ghetti di Chicago, ma un blues vissuto, vissuto in Italia e, in particolare, nel Veneto e nei suoi dintorni. I racconti di Paolo Ganz dimostrano come il blues sia qualcosa di universale, che può essere raccontato anche qui, nelle nostre pianure e tra le nostre montagne, sempre naturalmente tenendo fermo il “sogno” che chi fa blues si porta dietro delle suddette lande dove il blues è nato, tra i neri d’America.
Sono storie di provincia, di piccoli locali sperduti nelle montagne, di piccoli personaggi che la storia non ricorda. Storie del porto in cui si può quasi sentire l’odore salmastro che si insinua tra cordame, moli e magazzini; di curve femminili che fanno sognare gli avventori di una locanda; storie di piccole miserie e storie di amicizia, di uomini che vivono come tanti, di gente e di cose comuni come lo sono quelle di un pezzo di Sonny Boy Williamson. E sullo sfondo di tutto questo, serpeggia, si insinua, ha spesso come diretto protagonista, il blues! Sì, il blues che si sente prepotente e avvolgente e che Ganz sa descrivere anche se non parla di accordi e di riff: i suoi non sono racconti sulla musica: sono racconti in cui la musica è il leitmotiv, lo sfondo poetico in cui vite felici e vite disperate si svolgono sul nastro del tempo che passa: il tempo è la malinconica presenza che si avverte sempre in queste bellissime storie dove spesso c’è un’epoca che si chiude.
I racconti sono ora ridanciani, ora nostalgici, ora grotteschi, e c’è sempre il filo rosso dell’ironia che non abbandona mai la prosa di Paolo. Ma, a ben vedere, la sostanza di cui blues è fatto non è per la maggior parte una grande, grandissima ironia? Ecco perché, tra gli altri motivi, i racconti de Nel nome del blues mi sento di ripetere che non sono racconti sul blues, ma sono blues che, invece di essere suonati e cantati, sono narrati. Raccontate come sa fare Paolo Ganz, con una prosa secca, pungente, essenziale come un blues di Charlie Patton.
Ganz sa mettere in parole senza retorica e senza tante storie, quello che ha vissuto, provato e sentito nel suo animo. E niente è mai esplicito e spiattellato, ma tutto si percepisce. In questi racconti, Paolo dimostra come tra il blues che egli suona con animo e passione sul palco di un locale e quello “nostrano” dei suoi racconti non ci sia differenza. E’ vita, è sofferenza, è amore, è ricordo ed è ironia. E’…Blues!"
Voglio portare all’attenzione di tutti un microfono vintage davvero eccezionale. Si tratta del Calrad DM-9 , microfono dinamico ad alta impedenza.
Ho acquistato di recente una decina di questi microfoni in stock, mai usati e nella loro scatola originale. Rispetto al modello originale è stata apportata un’utilissima modifica dal mio amico Federico Di Mambro. Federico, oltre ad occuparsi della riparazione di amplificatori valvolari vintage o moderni, può su richiesta effettuare customizzazioni su microfoni per armonica, come l’aggiunta del controllo del volume, la verniciatura e così via (vedi il green bullet nella foto). Nel caso del Calrad la modica da lui fatta è consistita nella sostituzione del connettore con uno uguale a quello montato su molti microfoni vintage, come ad esempio l’astatic JT-30: mentre col connettore originario era impossibile trovare un cavo adatto di buona qualità, adesso (come si vede nella foto) è possibile usare un cavo stile vintage o un adattatore, ovvero accessori che i possessori di microfoni come l’astatic jt-30 conoscono bene. In particolare l’adattatore permette di connettere al microfono un comunissimo cavo da chitarra, dando la possibilità quindi di poter scegliere tra una miriade di cavi di buona qualità ad alta impedenza.
Provando il Calrad con alcuni dei miei ampli vintage ho constatato che il microfono ha davvero un suono molto potente e graffiante. La risposta è ottima sia sui bassi che sui medio-alti; il suono si avvicina molto a quello dei migliori green bullet vintage. Le piccole dimensioni lo rendono poi particolarmente comodo da usare. Insomma mi sento di consigliarlo sia ai meno esperti che agli armonicisti più esigenti: per chi inizia può essere una alternativa più economica ad altri microfoni; per i più esperti e invece un utile microfono da abbinare ai propri ampli ed usare in alcune occasioni in cui si vuole un suono diverso o, addirittura, da usare come microfono principale.
A me, e ai miei amici che lo hanno già provato e acquistato, è piaciuto di più dei nuovi Shure 520dx e Hohner blues blaster.
Chi è interessato lo trova in vendita su italianharp.it